Tutti i giorni, forse molte volte al giorno, usiamo la ricerca di Google, anche se ovviamente ci sono molti altri motori di ricerca… Non impazzisco per Google e per i servizi a cui ci ha abituato, ma è pur vero che se Google ha monopolizzato il mercato internet europeo e italiano è perché in Europa abbiamo lasciato fare senza offrire grandi alternative. Certo ora iniziano ad esserci le alternative, ma il gap fra Google e gli altri è ancora molto ampio. Ci vorrà del tempo…
La ricerca di Google, in particolare, da un po’ di tempo utilizza l’AI di Google: Gemini.
Così si descrive Gemini stessa:
«Gemini è l’assistente basato su intelligenza artificiale sviluppato da Google per affiancare le persone nella vita quotidiana e nel lavoro. Si distingue per essere un collaboratore flessibile, empatico e concreto, capace di adattarsi allo stile e alle esigenze dell’interlocutore. Gemini non si limita a rispondere a quesiti, ma ottimizza i flussi di lavoro: può generare contenuti da zero, analizzare codice informatico, tradurre lingue, riassumere documenti complessi e strutturare dati in modo chiaro e immediato. Nella sua versione attuale (Gemini 3.5 Flash), offre risposte rapide e precise, ponendosi come un ponte intuitivo tra l’utente e l’universo delle informazioni digitali.»
A lungo ho avversato l’AI, perché sviluppata prendendo per intelligenza quello che non lo è, e l’AI non è intelligenza anche se ne usa il termine. È solo un elaboratore potentissimo con una base di dati immensa. Ma l’intelligenza, quella umana, è tutt’altra cosa… anche se in giro ce n’è sempre meno. Ma ormai l’AI ci pervade e che fare? Usandola forse potremmo innanzitutto capire come usarla bene senza lasciarci infinocchiare.
Peraltro, è piacevole intavolare domande e risposte con l’AI, affrontare questioni, le più disparate: certamente un aiuto per il pensiero critico, se quello che si cerca non è l’approvazione dei propri pensieri e ipotesi, e anche rilassante, come detto: ma dialogare con un’AI è un atto sterile se non c’è uno scambio umano: chiusa la chat con il bot dell’AI, tutto scompare, nè abbiamo fornito un pezzettino di sapere o di conoscenza in più all’AI che potrà utilizzare in altri contesti con altri esseri umani.
Comunque, ultimamente mi ha aiutato parecchio con snippet di codice e indicazioni varie a correggere o modificare errori o implementare funzionalità di WordPress, o per problemi di singoli plugin, o per funzionalità per le quali non è disponibile alcun plugin; a volte funzionalità minime come far attivare e disattivare la spedizione gratuita in date precise, invece di restare sveglia fino a mezzanotte per attivarla manualmente…
Su cose così tecniche se l’è cavata molto bene: e vorrei vedere! con le tonnellate di dati che ha imparato scandagliando il web in lungo e in largo; è un’enciclopedia impareggiabile e vastissima, oggettivamente.
Su altre cose bisogna essere un po’ scaltri, perché Gemini, come qualsiasi altra AI, è un po’ accondiscendente con l’utente, tende a dargli ragione anche dove la ragione proprio non c’è o ce n’è poca, e a volte se non sollecitata adeguatamente dà le risposte più semplicistiche e anche inutili.
Quindi fare domande, sì, ma partendo sempre dalla richiesta di informazioni, di dati e poi, solo dopo aver avuto i dati, chiedere eventualmente interpretazioni dei dati stessi in un confronto con la propria ipotesi.
Ma soprattutto ricordarsi che è solo una macchina, potente, ma solo e pur sempe una macchina: non un essere umano con il quale a volte capita anche di scontrarsi e poi rappacificarsi.
Ci si sente in pace, ma non è pace quella che non passa attraverso il conflitto, poi risolto… ma solo inerzia, come un sasso che cade giù dalla montagna: rotola, ma non si muove, perché di suo non ci mette nulla per rotolare giù.


